Pino Geraldi

18 novembre alle ore 20:38 · Zurigo ·

Integrazione e la Svizzera.

Da decenni la Svizzera ha affrontato temi molto importanti riguardanti la politica verso gli stranieri, dagli interrogativi di natura filosofica e teologica ai problemi della povertà e disuguaglianza, dalla tolleranza alla globalizzazione, alle esperienze d’integrazione attuate in questi anni nei Paesi europei. Le migrazioni non sono da considerarsi un fenomeno transitorio, ma costituiscono ormai un dato di fatto con cui le società occidentali, industrializzate e ricche, dovranno continuare a tener conto a confrontarsi, cercando di dare soluzioni efficaci e possibilmente concertate tra i Paesi interessati ai fenomeni migratori. In questo ambito, nonostante alcune modifiche da operare, la politica svizzera di integrazione è stata indicata a MODELLO, considerato che la Confederazione ha saputo garantire la convivenza pacifica della popolazione locale con le varie componenti straniere. Alla popolazione straniera, i poteri amministrativi locali hanno dedicato una serie di interventi che, superano l’ottica degli enti assistenziali privati, divenendo una priorità a livello politico, e assunti in modo istituzionale dalla Commissione Federale per gli stranieri (EKA–Eidgenössische Konsultative Ausländerkommission) di Berna. Il MODELLO elvetico, funziona bene grazie alla struttura federalista e una certa predisposizione alla diversità data dalla natura multiculturale della Svizzera stessa. In relazione a ciò c’è da tener presente che sono state accolte alcune importanti iniziative politiche: una nuova legge sugli stranieri, una nuova legge sul lavoro nero, una nuova legge sulle naturalizzazioni e un nuovo dispositivo sul diritto d’asilo, viste le continue pressioni migratorie dei nuovi gruppi etnici verso la Svizzera, determinate dalle grandi differenze del livello di vita tra Nord e Sud, dai conflitti ed elevata natalità presenti nei Paesi del Terzo Mondo. Certamente, tenendo presente le valutazioni del Consiglio Federale, dell’EKA e dell’Istituto di studi mediterranei, il modello svizzero di integrazione è l’esempio più riuscito di società democratica multinazionale. E`un modello unico, che dovrebbe essere riconosciuto dagli altri Stati europei, anche in considerazione del fatto che gli Stati Uniti come la Francia, in riferimento ai recenti avvenimenti, hanno avuto scarso successo con quanto da loro realizzato nel settore dell’integrazione degli stranieri, a causa dell’incapacità di distinguere tra etnicità e nazionalità. Certamente la struttura federalista della Confederazione ha permesso la realizzazione di molti progetti d’integrazione, tutti programmati ed adeguati al contesto locale ed alle esigenze espresse dai gruppi etnici interessati. In quest’occasione vengono attuati ed approfonditi i temi riguardanti i diritti accordati agli stranieri, la politica d’integrazione esistente in Svizzera, gli stereotipi emergenti da una parte e dall’altra nei due mondi culturali, l’autoctono e lo straniero. Proprio per questa realtà, si sono realizzate alcune iniziative in favore dei lavoratori immigrati: incontri di informazione e formazione, corsi di tedesco di vario livello, corsi di fine settimana per approfondire il contesto socio–industriale svizzero utilizzando le sette lingue dei gruppi etnici più numerosi (italiano, spagnolo, portoghese, serbo–croato, albanese, turco, arabo. Questi progetti possono essere assunti come modelli ed essere realizzati anche in altri Stati europei per le stesse finalità.

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Teatro Massimo

Il progetto La scuola va al Massimo sviluppa un percorso finalizzato ad un ascolto non occasionale del repertorio operistico e sinfonico con l’intento di formare un nuovo pubblico, sensibile, attento, consapevole e critico: un ascolto che conduce al “capire”. Il bambino, tanti più stimoli diversi avrà l’opportunità di vivere, tanto più affinerà la sua capacità discriminatoria, avendo a disposizione quello straordinario strumento che è la possibilità di scegliere e paragonare. L’esperienza in Teatro è senza dubbio un’occasione da non perdere perché non è mero intrattenimento –

La Cala Palermo

La cala, l'antico porto di città, era un tempo difeso dal Castello a Mare, edificato sotto gli Arabi, ma trasformato e riutilizzato in seguito come roccaforte, prigione, abitazione. La massiccia costruzione è stata purtroppo fortemente mutilata nel 1922 per l'ampliamento del nuovo molo. Il quartiere che si stende alle spalle dell'antico porto non può che essere introdotto dalla chiesa che, per essere stata secoli custode delle catene che lo chiudevano, è stata chiamata S. Maria alla Catena.

Cattedrale

Fu l'arcivescovo Gualtiero Offamilio, ministro di Guglielmo II a promuovere sul posto la costruzione della Cattedrale nel 1184. Dopo i, appena un anno, nel 1185, la chiesa veniva consacrata ed intitolata a Maria Assunta.

Politeama

Nel 1865 il Comune di Palermo delibera la costruzione del Politeama. Essendo la spesa superiore alla cifra prevista, viene contattato il banchiere Carlo Galland che si impegna a costruire oltre a "tre mercati secondo i disegni dell’architetto Damiani e a costruire, nel locale che indicherà il Municipio, un Politeama secondo il piano d’arte e disegni preparati dall’Ufficio tecnico del Municipio" (Capitolato di convenzione tra il Municipio e il Sig. Carlo Galland, piemontese, per la costruzione dei mercati e Teatro, 1866).

Chiusa Sclafani

Comune della provincia di Palermo, situato a 658 metri sul livello del mare, posto al margine sud-occidentale dei cosiddetti "Monti Sicani", nella regione del corleonese, il territorio di Chiusa si estende nello spartiacque tra la Valle del fiume Belice e quella del fiume Sosio. Il borgo medievale fu fondato agli inizi del 1300 dal Conte Matteo Sclafani. Successivi signori della città furono Guglielmo I Peraltra, i Cardona, i Gioeni ed infine la famiglia Colonna che mantenne la signoria fino all'abolizione della feudalità, cioè fino al 1812.

Bisacquino

Bisacquino si trova nelle vicinanze del Monte Triona. La sua origine risale al casale arabo “Busequin" (padre del coltello). Dal XII secolo entrò a far parte della Chiesa di Monreale, sotto la cui giurisdizione rimase fino al 1778, quando passò al demanio regio. L’aspetto urbanistico conserva le caratteristiche islamiche. Il centro storico è articolato da cortili e viuzze, con molte case realizzate in pietra, dove spesso sono collocate piccole edicole in creta smaltate con sacre raffigurazioni votive di scuola siciliana risalenti ai sec. XVII e XVIII, archi e bevai. Vi sono sedici Chiese, fra cui, la Chiesa Madre (Piazza Triona) in stile barocco. La Chiesa Madre dedicata a San Giovanni Battista.

Giuliana

Il centro era gia' esistente in epoca araba. L'arrivo di Federico II d'Aragona e' testimoniato dalla costruzione di una cinta muraria – che venne demolita nel XIX secolo - e di un castello, forse su di un preesistente fortilizio. Successivi signori della citta' furono il Conte Guglielmo Peralta, la famiglia Luna e quella dei Cardona.

Pietre miliari nella storia della Rega

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